Leggerete un nome che vi è nuovo in calce a questo
scritto, sono il socio n°263 ed è la prima volta che mi viene chiesto di
scrivere qualcosa per il nostro amato giornalino. Quando ho ricevuto la
telefonata di Alberto Dubini (autore della seconda
parte del resoconto), che mi informava del desiderio da parte di Ermanno
e Dario di dare in mano il resoconto dell’ottavo Pentax Day a due
"nuovi", sono stato onorato della cosa ma ho anche pensato:
"cosa mai scriverò?".
Beh, niente di più di quello che ho vissuto, con gli
occhi di chi ha sempre bazzicato il Club in modo troppo marginale e ha
scoperto in questo 8° Pentax Day tanti amici e tante cose nuove.
Non è il primo Pentax Day al quale partecipo, ma mi ero
sempre limitato alla domenica, mentre quest’anno, avendo la possibilità
di essere ospitato da mia zia che abita a pochi chilometri dal luogo della
manifestazione, ho cercato di dare la mia disponibilità anche per il sabato
e penso ne sia valsa la pena.
Sono arrivato a Salice, piccolo centro dell’Oltrepò
Pavese, il sabato alle 15 e sono rimasto stupito dal fascino del luogo: non
credevo che a due passi dalle interminabili distese di risaie esistessero
delle colline di tale bellezza. E poi in una località termale mi aspettavo
nugoli di anziani acciaccati… nulla di più sbagliato, è un luogo
frequentato da persone di tutte le età, quasi come una località di mare,
io abito a due passi da Jesolo….
Il paese è immerso nel verde e le strade salgono e
scendono tra alberi altissimi. Perfino il caldo soffocante di questo giugno
sembrava più mite tra tanto rigoglio.
Una volta trovato il luogo dell’incontro, con la guida
di Ermanno al telefono, ho raggiunto gli altri presenti, che erano lì dalla
mattina, ed infatti le strutture erano già in opera, con Maurizio che stava
amorevolmente pulendo le vetrine e gli altri già intenti a dividere le foto
da esporre.
Poche le foto signori miei, il prossimo anno dobbiamo
impegnarci di più, a partire da chi scrive, che si è sempre ripromesso di
mandare qualcosa, ma che poi ha sempre glissato. Dai, diamoci da fare, tutti
siamo pieni di scatti da mandare, mandiamoli. Gli autori presenti alla
mostra del Pentax Day sono più o meno sempre gli stessi, bravi e
volenterosi, ma sono sicuro che altri potrebbero rincalzare le fila delle
immagini esposte se solo vincessero la titubanza. Prometto che il prossimo
anno ci sarò anch’io con le mie foto (brutte ovviamente, ma si fa quello
che si può), e vorrei che molti facessero altrettanto.
Una volta risolto, con del buon biadesivo, il problema
del come appendere le immagini sui pannelli di tela plastificata e quindi
senza la possibilità di piantare chiodini o altro, è iniziato l’allestimento
vero e proprio della mostra, intanto che i signori della Protege cercavano i
luoghi più idonei dove affiggere i cartelli all’esterno in modo che
fossero visibili.
Io ero il Numeratore, mentre Giancarlo Ianeselli faceva
il Contrastatore. In pratica lui spingeva il retro delle foto in modo da far
aderire il biadesivo mentre si appendevano le stampe ai pannelli di tela;
intanto io ritagliavo i numeri progressivi e li incollavo sugli angoli delle
immagini per renderle riconoscibili alla votazione del giorno successivo.
Lavori di alto contenuto intellettuale, ma l’allestimento è così,
divertente proprio per questo. E penso a tutti gli amici che armati di
chiavi a brugola hanno montato pazientemente pannelli e vetrine durante la
mattinata.
Ogni tanto qualcuno tirava fuori "i ferri" e
scattava qualche foto, cosicchè se ne approfittava per scambiare due parole
sulla macchina e sull’ottica che vedevamo in mano all’amico. Per me che
sono appassionato di attrezzature forse più che di fotografia in sé, il
Pentax Day è l’occasione per vedere e magari provare, ottiche e macchine
che avevo visto solo sulla carta stampata. E’ raro trovare un socio o
comunque un appassionato che non ti lasci maneggiare la sua attrezzatura,
mentre molti ti propongono addirittura di scattare qualche foto con i loro
obiettivi…"vedrai che resa" ti dicono.
Beh, intanto che si appendeva mi hanno colpito i lavori
di Arnaldo, che stampa su pellicole polaroid a lastra e poi riporta l’emulsione
su cartoncino, ottenendo immagini estremamente suggestive. Quale pazienza!
Si discuteva delle stampe digitali e della loro qualità,
della difficoltà, mi diceva Massimo, di riportare su carta le dia senza
perdere i dettagli o esasperare il contrasto; dei certosini interventi in
Camera Oscura di Gianfranco, maestro del bianco e nero e tra l’altro
autore della foto più votata il giorno dopo, un bel notturno di persone
scattato a Parigi. Buffo pensare che stavamo per non metterla, per mancanza
di spazio e perché era "fuori tema", ma poi si è deciso di
inserirla comunque, per fortuna!
La sera poi, cena in un bellissimo agriturismo sui colli,
sbagliando strada tre volte, a base di gustosi piatti locali, e Bonarda
(Bona la Bonarda). Al tavolo stavo nella zona "ottiche e fotografia
classica", mentre poco oltre si discuteva di "nuovi mercati e
fotografia digitale". Una sola signora presente, la moglie di Arnaldo,
che spero non si sia annoiata, ma credo sia abituata a queste cose.
Uscendo, il proprietario ci ha chiesto due cose sulle
macchine digitali e ci ha raccontato di possedere una macchina che dalla
descrizione è risultata essere una Sony Mavica prima maniera, un pezzo di
storia. Era passata da un po’ l’una.
In definitiva un gran bel sabato e una gran bella serata, perfetto
preludio alla altrettanto positiva giornata che avremmo trascorso il giorno
seguente, esaurientemente descritta dall’amico Alberto. Mi sono davvero
sentito tra amici. Grazie a tutti voi.