8°
PENTAX DAY
(PARTE
II)
La domenica
Di Alberto Dubini
Quando ho appeso
alla mia borsa il portachiavi rosso dell’ottavo Pentax Day mi sono
accorto di esserci anch’io. Socio AOHC n° 421 Alberto Dubini registrato
e presente!
Prima di continuare ringrazio Dario ed Ermanno per
avermi incaricato di scrivere insieme a Stefano Sagna il resoconto del
Pentax Day 2003, inoltre ringrazio tanto Dino per avere convinto mia
moglie a venire a Salice Terme.
Era la prima volta e mi muovevo incerto tra tante
persone con la macchina fotografica appesa al collo o più discretamente
pendente da una spalla. Con il desiderio di conoscere meglio i miei simili
li osservavo; sguardi ricambiati, qualche buongiorno allungando
fugacemente l’occhio all’attrezzo appeso, uno scambio di ciao caloroso
ed atteso con Dario, Ermanno, Dino e Massimo che da poco conosco.
Cominciava così a scorrere di prima mattina la
domenica a Salice Terme; nella sala al primo piano del centro congressi,
già allestita il giorno prima con le belle fotografie dei soci, Dario con
Dino e Arnaldo piazzavano in sequenza temporale il meglio della produzione
Asahi Pentax dal 1952 al 1980. Sentivo dire che questa volta veniva
data particolare attenzione per le mitiche ottiche Takumar, non più
prodotte e perciò tanto rimpiante.
Ci sarebbe da fare un bell’elenco di tutto quanto
concludendo con la LX GOLD senza dimenticare la reflex 6x7 con dovizia di
filtri diametro 100mm, ma forse è meglio osservare le foto che
accompagnano l’articolo. Dico solo di aver visto un
Super-Multi-Coated Takumar 85/1,9 a vite che pensavo non dovesse
esistere; i collezionisti a volte sono imprevedibili.
Tutto intorno nella calda sala erano allestiti gli
stands di Manfrotto, Il Fotografo, Protege e Ferrania. Puntuale,
immancabile e molto utile il check point di Tecno 2000 che per tutto il
giorno ha testato gratuitamente macchine ed obiettivi dei soci (anche la
mia SP II). Strategicamente ben disposto al seguito delle vetrine delle
Pentax storiche, trovavo il tavolo del nostro Club, dotato di tutto il
necessario per favorire il regolare svolgimento della giornata.
Fatta la registrazione venivo preso da molti desideri:
guardare con calma la mostra fotografica e scambiare impressioni, visitare
bene i vari espositori e sopratutto Protege che offriva in prova l’attuale
produzione Pentax (che delizia la piccolissima OPTIO S ), usare la fida SP
II che oramai mi pendeva dalla spalla e sopratutto dialogare con i soci e
i visitatori perché mi sentivo sempre più parte di un organismo
magicamente coeso da una comune passione. Finora avevo visionato in
solitaria attenzione la sezione storica della Pentax apprezzando
sopratutto la bella armonia strutturale dei corpi S e SP nonché i loro
mitici occhi Takumar che considero dei piccoli gioielli ottico-meccanici
da usare non appena indossati. Il tempo passava velocemente nella sala al
primo piano fra le foto in mostra, gli espositori e i soci che passavano
dal banchetto per la registrazione; oramai giù nel parco erano già a
disposizione le modelle (selezionate da Ermanno) e alcune prestigiose auto
sportive (brillava in pieno sole il bel "Ferrarino" rosso del
Carletto Lenti) per il diletto di noi fotoamatori.
Era tempo di scendere per immergersi completamente nel
rito della giornata, rispettando fino in fondo gli usi e i costumi della
tribù dei soci AOHC e visitatori alla quale oramai mi rendevo conto di
appartenere. Prendevo anche un rullino fotocolor Ferrania da 12 pose per
fare la garetta del giorno fra noi a chi le faceva meglio. Quello che
offriva la giornata era tanto e così mi affrettavo sperando di poter
vedere, conoscere e fare tutto quanto.
Nel parco c’era un bel fresco se si rimaneva sotto gli alberi; mi
ritrovavo in mezzo a una trentina di "colleghi" che scattavano
alle ragazze, la biondina al sole e la mora dalla folta chioma in
penombra, con vari sfondi e appoggi per il loro bel personalino; albero o
Ferrari, mora o bionda? Il mio rullino di diapositive da 36 accoglieva
generosamente le immagini di entrambe mentre il diaframma del telino
Takumar chiudeva e apriva fra il sole e la penombra rispettando le
indicazioni dell’esposimetro. Il Lenti e l’Ermanno si occupavano di
impostare le ragazze per la buona riuscita delle foto che poi facevano
anche gli altri; la scena era gustosa e mi divertivo a fotografare le
modelle con quello che succedeva intorno. (continua)
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